Spiritualità e Preghiera

Saluto del Gran Priore

Perché aiutiamo i cristiani della Terra Santa? Naturalmente aiutare le persone è sempre un’opera buona, ma perché ci concentriamo proprio su questa popolazione?

Lo facciamo perché Dio ha scelto questa terra per svolgere la sua opera salvifica, ma soprattutto, questa è la terra ove nacque Gesù Cristo, ove visse e ove morì, ove risorse dai morti e ove radunò la sua comunità attorno a sé. Tutte queste ragioni ci toccano se sono radicate in noi ovvero se l’incontro con Gesù Cristo cambia la nostra vita. Se quest’incontro cambia davvero la nostra vita, desideriamo rivolgerci a lui nella nostra preghiera personale, pregare recitando i salmi come fece lui, riceverlo attraverso l’eucaristia …

Senza questo rapporto vivo, che è la base della nostra vita, ben presto smetteremo di comprendere i motivi per cui noi cristiani dovremmo concedere il nostro aiuto all’interno di una terra che la fede considera come santa. La Terra Santa è la terra del Redentore che amiamo e con cui desideriamo mantenere sempre un legame!

+ Charles Morerod OP, Gran Priore

Mons. Charles Morerod OP, Gran Priore

Riflessioni di Don Ernesto William Volonté all'inizio del suo mandato di Priore della Sezione Svizzera Italiana

Febbraio 2019

Carissimi Cavalieri e Dame,

scritto vorrebbe essere solamente una parola di gratitudine, un’espressione di identità volutamente non nascosta, di desiderio di servizio nell’Ordine, per quanto ne sarò capace.

Ho letto con viva attenzione il Messaggio che il nostro Gran Maestro, il Card. Edwin O’Brien ha inviato a tutti i membri dell’Ordine, riguardante la situazione attuale della Chiesa che il Gran Maestro non esita a definire una “tempesta perfetta”. E continua: «Siamo in un momento di grave crisi, forse la peggiore crisi che la nostra Chiesa si è trovata a dover affrontare negli ultimi secoli». Credo che i termini usati dal Gran Maestro siano i più appropriati e realistici.

E dunque, che cosa si fa in un momento di grave crisi? O ci scoraggiamo fino a rinunciare a tutto oppure ci rimbocchiamo le maniche e ci prepariamo a una grande conversione del cuore e dell’intelligenza. È in questo clima drammatico, che inizia il lavoro-testimonianza della nuova Luogotenenza.

Ma riandiamo anzitutto alle radici della nostra storia come Ordine del Santo Sepolcro.

I Cavalieri e le Dame dell’Ordine del Santo Sepolcro sono partiti all’insegna del significativo motto: Dio lo vuole. Era questa l’espressione della consapevolezza dei primi Cavalieri a difesa del Santo Sepolcro, che nel 1099 sotto la guida di Goffredo di Buglione e di altri nobili partirono per difendere e riconquistare i Luoghi Santi dove Gesù Cristo, il Figlio del Dio Vivente, visse la sua avventura terrena, donando la sua vita sulla Croce. Sono consapevole, che come sono andate le cose con le Crociate non si espresse sempre e in tutto la migliore testimonianza dell’essere cristiano. Ma, inizialmente ciò che ha mosso quei Cavalieri era un intendimento veramente buono, lasciando la patria, i beni, le famiglie e le cose più care.

Un patrimonio prezioso va custodito, se non altro come atto di gratitudine per coloro che ci hanno preceduto nel segno della fede e per il quale hanno faticato e sofferto per acquistarlo. Va difeso e custodito il Mistero che ci è stato consegnato al prezzo del sangue di Cristo. Non possono andare distrutti i segni di questa donazione, che in Gesù è arrivata fino alla consumazione di sé. Pensate solo alla testimonianza di sangue e di vite dei nostri fratelli nel Medio Oriente, che desiderano solamente vivere in pace, manifestare senza paura la propria fede e rispettare la religione degli altri. La mia esperienza vissuta in diverse estati “archeologiche” passate nel Nord della Siria, vicino alla martoriata Aleppo, a poche centinaia di metri dal confine turco, mi fa dire che la pace è possibile, anche se non combacia con gli schemi politici del potente di turno.

Ecco, è con questo spirito che personalmente vorrei iniziare questo servizio: «Che Cristo possa prendere possesso delle nostre esistenze». Niente di più e di diverso da questo principio fondamentale. Le opere seguiranno in modo giusto solo a partire da questa consapevolezza di fede. Sempre, come diceva la grande filosofia scolastica medioevale: agere sequitur esse, l’operare segue l’essere, cioè si agisce in conformità alla coscienza che si ha di se stessi e della realtà. Quindi, se è giusto quello che sono andato dicendo, chiedo a voi di riprendere con me lo spirito della motivazione profonda, che ci ha spinto ad aderire all’Ordine. In fondo a ogni cambio di responsabili all’interno dell’Ordine, che meritano anzitutto riconoscenza e gratitudine per avere esercitato per un certo tempo questa responsabilità, è giocoforza riprendere con spirito rinnovato la motivazione profonda che ci ha spinti ad entrare nell’Ordine. Se inizialmente c’è stata autentica generosità nella scelta di appartenere all’Ordine, questa motivazione deve essere ulteriormente incrementata. E questo ideale potrebbe essere ben definito dalla frase di San Paolo nella prima lettera alla comunità di Corinto: «Anch’io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il Mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso» (1Cor.2,1). Questa coscienza sta all’origine del nostro essere stati convocati nell’Ordine ed è nello stesso tempo il motivo del nostro permanervi.

Allora, ecco la prima domanda che vorrebbe essere anche una rinnovata presa di coscienza: perché io resto ancora un affiliato (letteralmente figlio) di questo Ordine?

Meno di così, cari confratelli e consorelle, cioè il venir meno di questa consapevolezza che ci richiama San Paolo, l’Ordine si ridurrebbe ad essere un Club di filantropi. Ma noi non siamo e non vogliamo essere un club di filantropi dediti a buone azioni, a raccogliere con indefessa alacrità il danaro, né il nostro orgoglio consiste nell’essere un gruppo numeroso. Potremmo cadere nella tentazione dell’apparire, dell’ostentazione e della superficialità. Noi siamo e vogliamo infinitamente di più, nel rispetto del bene che altri, e anche noi stessi, possono compiere.

Per capire meglio il mio compito in mezzo a voi ho letto alcuni scritti. Anzitutto una lettera che il nostro Gran Maestro, il Card. Edwin O’Brien nel settembre del 2011 ci ha inviato, nella quale indicava a Dame e Cavalieri i seguenti, chiarissimi intendimenti: 1) La missione essenziale dell’Ordine è quella della promozione della crescita spirituale dei suoi membri. 2) La protezione della Fede nella Terra calcata da Cristo; 3) Sostenere il Patriarcato di Gerusalemme. Inoltre, continua il Cardinale: «dare maggior importanza alla Nuova evangelizzazione tra i suoi membri e precisamente una rinnovata proclamazione del Vangelo nel mondo moderno, perché abbiamo bisogno di evangelizzatori animati dallo stesso zelo di san Paolo. Questo, continua il Cardinale, è la sfida cui ci ha chiamati il Santo Padre.

Ho letto, altresì, con vero piacere e mi sono sentito in sintonia con la “Regola di vita” che è stata scritta in un opuscolo scritto dalla Luogotenenza dell’Italia settentrionale e presentato dal vescovo Oscar Cantoni in qualità di Gran Priore di quella Luogotenenza ed ora vicino a noi come vescovo di Como.

  1. Cito: «Vivere come Dame e Cavalieri del Santo Sepolcro significa accogliere responsabilmente una particolare chiamata (=vocazione) attraverso cui si manifesti al mondo e far notificare nelle opere il dono del battesimo». (p.3)

Notate si parla di appartenere all’Ordine come “chiamata “ e cioè appartenere all’Ordine con     la connotazione di una “vocazione”. E “vocazione” non è uno stato di vita che uno inventa per sé e da sé, che organizza a suo piacimento, ma come direbbe una nota pagina evangelica è come “L’operaio preso a giornata dal Padrone della messe”, per la sua opera. “Vocazione” equivale sperimentare un incontro che un Altro, Cristo, il vero Protagonista, ci propone.

L’essere Cavaliere o Dama è assunto come “vocazione”, cioè chiamata. Ben si comprende che l’essere chiamati da Qualcuno, che è nostro Signore, comporta una responsabilità personale. Come dice esattamente la parola: responsabile significa precisamente dare una risposta a Uno che ci chiama. Il Protagonista e il Festeggiato è Lui: a noi tocca solo la libertà di rispondere e di corrispondere.

  1. Ma il testo prosegue: «Essere Cavaliere o Dama del Santo Sepolcro, significa che tra le tante vie possibili questa è una occasione privilegiata che il Signore ti mette a disposizione per la tua vita di fede, una speciale via di santificazione quindi, considerato il fatto che per i cristiani la santità è una meta irrinunciabile», occasione privilegiata per un incontro con Cristo nella Chiesa e con l’avvenimento cristiano. Del resto Papa Benedetto XVI nella sua prima Lettera enciclica Deus caritas est, (Dio è amore) scrive esattamente nelle prime righe della lettera una frase che bisognerebbe imparare a memoria, perché in sintesi esprime bene la profonda natura del cristianesimo: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva». (n.1)

Ora chiedo, carissimi amici, a me per primo, noi riteniamo che l’entrare nell’Ordine del Santo Sepolcro significava intraprendere una particolare e approvata via (=metodo) da parte della Chiesa per la santità personale e familiare?.

  1. Il libretto della Luogotenenza dell’Italia settentrionale si chiede: che cosa fare allora?

«In unità con tutti i battezzati, testimoni di una vita nuova, i Cavalieri del Santo Sepolcro, come le Dame, sono continuamente chiamati a “ritornare al centro” della propria fede, per trovare l’ispirazione fondamentale che li aiuti a vivere tutta la loro vita alla luce del Signore Gesù, crocifisso e risorto».

Ognuno di noi occorre che sia sempre più consapevole che la propria esistenza è una risposta a Cristo.

Acconsentite, o se volete “promettete” (certamente ricorderete la promessa fatta all’entrata nell’Ordine) di intraprendere questo passo fondamentale: ritornare al centro, all’origine, alla sorgente della fede?  Per quale motivo? Per essere sempre più consapevoli che la nostra esistenza è una risposta all’amore che Dio ha per ciascuno di noi.

Sono veramente frasi impegnative che hanno il sapore di una decisione per una conversione di vita a cui l’Ordine ci dovrebbe abituare ed aiutare.

Sinceramente spero che tutti noi siamo disposti a seguire questo percorso. Io ho detto di sì, perché insieme potessimo fare questo percorso: percorrere questa via della conversione. Uso questa parola cara a Papa Francesco: “percorso”.

Il Papa non chiede una perfezione iniziale, un già tutto fatto e confezionato, perfetto, ma chiede di “mettersi in cammino”. Non chiede di essere già arrivati alla meta, chiede di desiderare di arrivarci. Ciò che blocca il pellegrino in viaggio è quello di non desiderare più lo scopo per cui si è messo in cammino, ma di fermarsi ai bordi della strada, lasciando che proseguono quelli che vogliono andare avanti.  Ma questo modo di pensare e di essere è una sorta di rinuncia a camminare sempre; è un po’ come la morte della nostra appartenenza all’Ordine. Non sono anzitutto le cose che facciamo che ci fanno appartenere; queste sono solo l’esplicitazione, la manifestazione del “cuore”, di quel “centro”, di quell’origine e sorgente di ogni appartenenza.

Ricordate che cosa dice Gesù: “Non chi dice Signore, Signore entrerà nel Regno, ma chi entra nel cuore della mia volontà”, chi decide di assumere, dice Gesù, il mio modo d’essere, questi entrerà nel Regno.

Chiesa San Francesco, Locarno

Ma vorrei anche indicare qualche strumento o indicazione concreta di marcia che si articolerà su tre parole:

  1. Approfondimento delle radici bibliche, culturali e anche sociopolitiche della Terra Santa attraverso incontri. Ma starei per dire una “Terra Santa allargata”. Là dove il sangue dei Martiri nel vicino Oriente è versato per esprimere la fede, là è Terra Santa. Quindi una Terra Santa allargata. In questi ultimi tempi ho incontrato diverse persone che provengono da quelle terre che sono “sante”. Forse conoscerle ci fa capire che la testimonianza del sangue è la cosa più preziosa nella vita della Chiesa. Quindi incontriamo il più possibili “testimoni” cioè martiri.
     
  2. Carità allargata. Non è solo dare l’obolo. Il modo tipico dei Cavalieri e della Dame è il sostenere le opere educative, scolastiche e accademiche in Terra Santa. La Diffusione della cultura nelle giovani generazioni è un’opera di sublime carità. Ma la carità è anche sostenere il nostro prossimo più vicino, che per noi sono i nostri Confratelli. Incrementare una maggiore amicizia tra noi è esplicitazione di carità fraterna. Si dovrà individuare come, ma anche tra noi ci sono anziani, ammalati, soli… Aiutarci nel sostenere il nostro lavoro, le nostre professioni. La condivisione di aiuti, di opinioni e valutazioni del tempo in cui viviamo non credo sia inventare delle Lobby di potere.
     
  3. Non sarebbe male, avere una specie di bollettino interno dove possiamo condividere un aiuto e una valutazione del nostro vivere.
     
  4. Essere animati da uno spirito missionario. Essere testimoni della nostra fede e di non avere paura di manifestarla non solo in Chiesa o nei nostri ambienti.

Una semplice, ma fondamentale aggiunta: il clima che dovrebbe custodire questi punti è la preghiera. Quella giornaliera e quella domenicale con la partecipazione assidua, desiderata e partecipata all’Eucarestia con la famiglia, se fosse possibile. Il sacramento della Confessione è il particolare sacramento per ritornare continuamente al Signore. Il seguire i momenti di formazioni proposti dall’Ordine sono pure questi esplicitazione della preghiera.

Sarà il migliore contributo che possiamo dare personalmente e come Ordine alla terribile crisi che sta attraversando la Chiesa, che è fondamentalmente un venir meno al dovere di santità personale, come ideale di vita.

Preghiera alla Beata Vergine Maria, Regina di Palestina

Nostra Signora di Palestina, Icona, Patriarcato Latino di Gerusalemme

Nostra Madre celeste,
Figlia e Regina della Terra Santa,
ci rivolgiamo a te per ottenere
la tua potente intercessione.
Possano le grazie scendere abbondanti
come pioggia sul tuo popolo,
guarire tutti i cuori induriti
e portare giustizia e pace in Terra Santa.
Possa Gerusalemme risplendere come luce d’unità
fra i cristiani che hanno il privilegio
di vivere accanto ai luoghi Santi, quei luoghi santificati dalla vita, passione,
morte e risurrezione di Gesù.
Possa questa Città Santa essere
un porto d’amicizia e comprensione
fra ebrei, cristiani e musulmani.
Possano l’intolleranza e il sospetto svanire,
e l’amore sradicare la paura.
Nostra Madre celeste,
guarda con compassione a tutti coloro che vivono
in questa terra, che è la tua terra,
afflitta dalle differenze e dai conflitti
da tante generazioni.
Possano tutti coloro che non credono nell’unico Dio
essere toccati dalla tua grazia
e raggiungere la pienezza di fede, speranza e amore.
Per Cristo, nostro Signore.

Amen.

Nostra Signora, Figlia e Regina di Terra Santa,
prega per noi.

Preghiera OESSH

Altare laterale nella Chiesa del Santo Sepolcro, Gerusalemme

Signore, per le tue cinque piaghe
che portiamo sulle nostre insegne
noi Ti preghiamo.

Donaci la forza di amare tutti gli esseri
del mondo che il Padre Tuo ha creato
e, più degli altri, i nostri nemici.

Libera la nostra mente
ed il nostro cuore dal peccato,
dalla parzialità, dall’egoismo
e dalla viltà per essere degni
del Tuo sacrificio.

Fa’ scendere su di noi,
Cavalieri e Dame del Santo Sepolcro,
il Tuo Spirito affinché ci renda
convinti e sinceri ambasciatori
di pace e di amore fra i nostri fratelli
e, particolarmente, fra coloro
che pensano di non credere in Te.

Donaci la fede per affrontare tutti
i dolori della vita quotidiana
e per meritare un giorno di giungere
umilmente ma senza timore
al Tuo cospetto.

Amen.

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